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MIGLIORARE IL RIPOSO E IL RECUPERO
di Massimo Mondini (Pubblicato da Olympian's News)
I massimi esperti mondiali sostengono l'importanza di tre fattori
fondamentali per il successo nello sport: allenamento,
alimentazione
e recupero.
Molti libri e articoli si soffermano esaurientemente sulle tecniche
di allenamento e su teorie alimentari, non è altrettanto
facile trovare indicazioni su come migliorare la qualità
del riposo, elemento decisivo sia per raggiungere prestazioni
ottimali nello sport sia per la salute generale della persona.
Inoltre i benefici di un buon riposo non si verificano solamente
a livello di recupero muscolare ma anche in termini di sistema
nervoso; ciò si rivela particolarmente utile in quegli
sport che richiedono grande concentrazione in gara o in allenamento.
E' importante rammentare che i fattori che influenzano, più
o meno direttamente, il riposo e il recupero sono tanti: la quantità
e la qualità dell'attività fisica, l'alimentazione,
l'umore (gli stati emotivi influiscono in maniera determinante
sull'equilibrio biochimico interno), il sesso, il lavoro, e praticamente
qualunque cosa possa caratterizzare il nostro stile di vita; pertanto
uno stile di vita sano è la via maestra a un riposo soddisfacente.
Uno sguardo
intorno
I metodi di rilassamento sono tanti, citerò brevemente
i due sistemi più diffusi per evidenziare alcuni punti
di riflessione. Una critica comune che si può muovere a
tutti questi metodi consiste nel fatto che buona parte dell'esito
dipende dal grado di suggestione auto-etero indotta che si raggiunge
nell'ambito della pratica: pertanto l'innegabile efficacia può
essere maggiormente ascrivibile alle abilità di suggestione
del conduttore del gruppo e di autosuggestione dei partecipanti
che non alla struttura del metodo. Inoltre è importante
ricordare che ottenere uno stato di flaccidità muscolare
(risultato che sembra prioritario in questi sistemi) non necessariamente
migliora il recupero, anzi può creare un ulteriore sforzo
dell'organismo per riottenere, in seguito, un tono normale.
Il Traning
autogeno
Messo a punto dal Tedesco J.H. Schultz nel 1932 il Training Autogeno
è un metodo di auto-addestramento che insegna a produrre
volontariamente nel proprio organismo dei fenomeni di distensione
somatici e psichici, in particolare:
· Diminuzione del tono muscolare
· Distensione viscerale
· Vasodilatazione
· Regolazione del sistema neurovegetativo
Sebbene la pratica di questo metodo porti effettivamente ai risultati
promessi solitamente non lo consiglio per alcuni semplici motivi:
A) Apprendere il metodo richiede una quantità notevole
di tempo (almeno nove mesi), con altri metodi si possono ottenere
gli stessi risultati più rapidamente
B)
Alcuni autori evidenziano possibili pericoli insiti nella pratica
delle metodiche cosiddette autogene, riferendosi soprattutto
a possibili stati di dissociazione o sonnambulici
Nota: Diversi atleti hanno riportato considerazioni favorevoli
sul T.A. ma solo in casi in cui esso era l'unica tecnica (del
genere) applicata. Essi erano quindi privi di qualunque parametro
di confronto.
Il rilassamento
di Jacobsen
Per quanto riguarda il rilassamento di Jacobsen e tutta la serie
di metodi da esso derivati, sono d'accordo con Thérèse
Berterhat (una delle più famose allieve della Mézière),
la quale sostiene che tale metodo non tiene conto delle reali
caratteristiche del funzionamento muscolare umano ed evidenzia
inoltre macroscopiche lacune in fatto di anatomia. Personalmente
posso sottolineare alcuni punti:
A) Non conosco persone, nemmeno tra gli atleti professionisti,
che riescano a contrarre e decontrarre volontariamente e completamente
i muscoli con le modalità richieste da questo metodo
B) Non sono tenuti minimamente in considerazione alcuni ovvi
e basilari principi come, ad esempio, il concetto di catena
muscolare
C) Una cosa è il grado di tono percepito, un'altra è
il grado di tono reale: è abbastanza facile ingannare
il sistema propriocettivo e credere quindi che un muscolo sia
rilassato quando invece non lo è
Nota: L'utilità del metodo, più che nel miglioramento
del recupero, può manifestarsi grazie al fatto che può
migliorare la sensibilità alla contrazione muscolare
e la capacità di gestirla coscientemente.Per il miglioramento
generico delle nostre possibilità di recupero risultano,
a mio avviso, molto più pratici alcuni semplici accorgimenti
ed esercizi "indiretti" che, anche se nell'immediato
non producono effetti eclatanti sui parametri fisiologici, favoriscono
comunque il crearsi di tutta una serie di risultati che facilitano
effettivamente il recupero.
Non dimentichiamo che il rilassamento è comunque un fenomeno
naturale; è l'ovvio bilanciamento dell'attività
fisica e mentale.
Il rilassamento, come molte altre "azioni" umane è
anche un esperienza soggettiva; per cui metodi, che funzionano
poco per alcuni possono rivelarsi invece ottimi per altri.Imparare
a riposarsi naturalmente
L'essere umano apprende in continuazione: è un dato di
fatto, è una frase che ripeto spesso. Riposare bene,
come tanti altri comportamenti, può essere appreso e
migliorato. Uno dei passi fondamentali consiste nel ri-sincronizzarci
con i nostri ritmi ultradiani: questi non sono altro che normali
fluttuazioni di stato del nostro organismo, paragonabili al
rimo sonno-veglia, che condizionano la nostra predisposizione
all'azione o al riposo durante le varie fasi della giornata.
Nonostante l'esistenza dei ritmi ultradiani sia conosciuta da
tempo, e l'efficacia del rispetto di questi ritmi in campo terapeutico
e preventivo sia stata evidenziata da numerose ricerche, essi
sono ancora scarsamente considerati dalla maggior parte dei
terapeuti e dalla quasi totalità degli allenatori; al
contrario i membri delle popolazioni primitive, come gli Aborigeni
o i Boscimani, sembrano invece ben conoscere l'importanza dei
ritmi ultradiani e non rinuncerebbero alle pause per nulla la
mondo. Per quel che ci riguarda direttamente, in quanto appartenenti
alle popolazioni del mondo industrializzato, possiamo invece
notare che gli impegni di studio, di lavoro e quelli sociali
ci hanno insegnato a ignorare tutta quella serie di segnali
che il nostro sistema ci invia per farci rendere conto dell'imminente
necessità di una pausa. Tali avvisi possono essere: la
voglia
di stiracchiarsi, sbadigliare,
la necessità
di sfocare lo sguardo, il
desiderio di distogliere il pensiero, ecc. Sono tutti
segnali importanti che ci avvisano sulla necessità di
staccare un attimo la spina. Cosa avviene quindi se li ignoriamo?
Di fronte all'auto imposizione di persistere nell'attività
il nostro sistema di regolazione interna dispone di due possibili
risposte: la prima è quella di farci percepire sempre
di più la stanchezza attraverso una maggiore intensità
i suddetti segnali, la seconda è quella di reagire mobilitando
riserve energetiche mediante il rilascio di ormoni, modificando
le emissioni cerebrali, ecc. Se poi a breve tempo avremo modo
di recuperare esaurientemente non vi saranno problemi di sorta,
ma se non ci concediamo questa opportunità, ci dirigiamo
a gonfie vele verso uno squilibrio generale dell'organismo,
situazione purtroppo frequente nel nostro tipo di società.
Che lo vogliamo o no necessitiamo di una piccola pausa ogni
90-120 minuti: qualche istante per stirarci, respirare, pensare
ad altro; insomma rispettare i nostri ritmi primordiali. Il
lavoro non ne risentirà anzi, ritornerete sull'argomento
con maggior capacità di concentrazione.
Forse la necessità di queste pause contrasta con l'immagine
che vogliamo avere di noi stessi come di super eroi del mondo
produttivo ma, in questo caso, lascerei da parte l'orgoglio
poiché la salute è il bene più prezioso
di cui disponiamo. Inoltre è dimostrato che le pause
frequenti riducono la quantità di sonno notturno necessario
e ne migliorano la qualità. Credo non siano ancora stati
svolti studi specifici su atleti agonisti, ma i risultati su
soggetti "normali" sono più che sufficienti
per incoraggiare tale pratica. A livello aneddotico posso riportare
il miglioramento di prestazione di atleti che sono riusciti
a incorporare le pause nella loro giornata, in particolare un
pugile agonista: dotato di grande volontà e determinazione
nell'affrontare gli allenamenti lamentò un aggravarsi
di problemi di recupero che si trascinava da anni, probabilmente
dovuti anche al lavoro pesante che svolge, tali problemi gli
modificarono anche il comportamento sociale, solitamente affabile,
che divenne chiuso e taciturno. Iniziammo così a impostare
il programma delle brevi pause sul lavoro ed in palestra. Tra
il ventiseiesimo e il ventinovesimo giorno di "adempimento"
del programma si verificò la maggior parte del cambiamento:
divenne più sereno, più forte, soprattutto più
resistente; i risultati agonistici confermarono ampiamente il
suo nuovo stato di benessere.
Se, quando l'organismo chiede riposo, risponderete concedendoglielo
allora insegnerete a questo a rilassarsi, se invece reagirete
opponendovi gli insegnerete che non può rilassarsi, che
deve reagire alla fatica con un'ulteriore fatica: se ciò
avviene ogni tanto non succede nulla di grave, anzi può
essere anche uno stimolo valido, ma "cronicizzare"
questo tipo di risposta farà sì che l'organismo
non si senta mai libero di riposare in maniera veramente profonda.
Un aiuto
"in cuffia"
Nel mondo anglosassone sono in commercio molte audiocassette
o CD di "autoipnosi" (il termine è tra virgolette
poiché la trance è comunque eteroindotta) sul
rilassamento specifiche per gli atleti; alcune di queste sono
fatte veramente bene e forniscono alla mente inconscia valide
istruzioni su come ottenere un relax abbastanza profondo e come
addormentarsi facilmente: se conoscete bene l'inglese vi consiglio
di approfittare di questi supporti.
Posso inoltre testimoniare personalmente l'efficacia di questo
ausilio: qualche mese fa un mio amico mi telefonò per
esprimermi la sua preoccupazione; era in raduno con la nazionale
e faceva fatica ad addormentarsi. Gli dissi che non se ne doveva
preoccupare, gli spedii via prioritaria una cassetta e il problema
fu presto risolto.
Un po'
di respiro
Un rapido sistema per rilassarsi, che personalmente trovo molto
fruibile, è dato dalla presa di contatto col proprio
respiro: il movimento che esso crea si ripercuote, in maniera
diretta o riflessa, in tutto l'organismo. Contrariamente a quanto
molti credono, il diaframma non è un muscolo ma è
un insieme membranoso tendineo muscolare composto da otto muscoli
digastrici. Pur essendo quindi, da un punto di vista fisiologico,
molto semplice, il diaframma è in grado comunque di costituire,
per la sua forma e locazione, un importante e complessa funzione
nei sistemi di "comunicazione interna" della nostra
fisiologia e del "rapporto mente-corpo": infatti esso
rappresenta il punto di connessione tra i due livelli (superiore
e inferiore) della catena fasciale profonda Cervico-Toraco-Addomino-Pelvica,
la più voluminosa del corpo umano, che riveste un ruolo
importante, oltre che appunto nella ventilazione toracica, nella
biomeccanica e nella funzionalità della colonna vertebrale.
Inoltre è nota da secoli anche in occidente, almeno a
livello meramente anatomico, la relazione tra diaframma e sistema
parasimpatico (la parte del sistema nervoso che "governa"
il rilassamento).
Esistono migliaia di "esercizi" di respirazione: dai
Pranayama della tradizione Yoga al Qi Gong cinese, dal Tai So
giapponese alla Fisioterapia respiratoria occidentale; ne esistono
di ogni tipo e per ogni scopo. In questa sede non posso dilungarmi
sulle caratteristiche dei vari metodi, voglio però citare
l'interessante lavoro di un autore Italiano [Carenzi] che si
è avvicinato molto, per non dire integralmente, a quella
che io definisco la respirazione "Primitiva" o "Arcaica"
che dir si voglia. Si tratta del respiro "circolare",
non interrotto, praticato però, a differenza di altre
scuole a cui comunque l'autore si è ispirato, senza forzature
o restrizioni. Attraverso questa metodica il respiro diviene,
come dovrebbe essere, un atto che coinvolge pienamente tutto
l'organismo.Un esercizio
La mia pratica personale e la mia esperienza professionale mi
hanno portato a ritenere l'esercizio che segue, estrapolato
da un metodo nipponico, non solo come uno dei più efficaci
ma anche come uno dei più facili da trasmettere attraverso
istruzioni scritte: per cui vi incoraggio a sperimentarlo
il vostro organismo ve ne sarà grato
·
Sdraiatevi su una superficie rigida ma confortevole (il classico
materassino da ginnastica va bene)
· Concentratevi mentalmente sulla zona intorno al vostro
ombelico e mantenete la visualizzazione di questo punto durante
tutto l'esercizio
· Alzate di qualche centimetro i fianchi da terra e riappoggiateli
molto lentamente, ripetete cinque volte o finché non
vi sentite comunque padroni del movimento
· Fate un espirazione calma e regolare della durata di
25 secondi svuotando completamente i polmoni
· Fate un inspirazione calma e regolare della durata
di 25 secondi riempiendo completamente i polmoni
· Seguite questo ritmo per almeno 15 minuti, se avete
tempo anche per mezz'ora.All'inizio potrà essere difficile
espirare o inspirare per 25 secondi; in questo caso, potrà
risultare utile ridurre a 15 secondi la fase attiva del gesto
e trascorrere altri 5 secondi a immaginare di proseguirlo. L'immaginazione
è potente.
Se avrete voglia di provare questo tipo di respirazione per
un paio di settimane tutte le sere prima di dormire essa vi
insegnerà a mantenere un miglior ritmo respiratorio anche
durante il sonno. Inizialmente forse vi risulterà difficile
ma se sarete perseveranti vi impadronirete di una delle più
potenti tecniche per il benessere che esistano, utile per il
recupero e per la prestazione, con potenti effetti sul sistema
linfatico e nervoso.
Un sale
prezioso
Il Cloruro di Magnesio (MgCl2) è un integratore alimentare
utile sotto vari aspetti anche se purtroppo poco conosciuto.
L'alimentazione tipica odierna è tendenzialmente povera
di magnesio e questo sale ne è una fonte assimilabile
ed economica (al consumatore circa 1 euro all'etto). L'influenza
che il magnesio esercita direttamente sul sonno e nel recupero
della fatica è nota da anni; meno nota è invece
la sua azione sull'assimilazione dei minerali, sul riequilibrio
del sistema nervoso e su altri aspetti per i quali rimando alle
pubblicazioni specializzate. La dose solitamente consigliata
è di un cucchiaino scarso sciolto in mezzo bicchiere
d'acqua due/tre volte al giorno.Conclusione
L'argomento riposo non è affatto esaurito; vi sono molti
altri modi per migliorare il recupero, cercherò di condividerli
prossimamente con i lettori interessati.
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