MOVIMENTO
ARCAICO E RIABILITAZIONE GLOBALE - UN APPROCCIO SISTEMICO
di Massimo Mondini (pubblicato da PROFESSIONE FITNESS)
Un numero crescente di fisioterapisti si sta avvicinando sempre più
ad un approccio globale alla fisioterapia: la dimensione di tale tendenza
è confermata dall'interesse verso le tecniche posturologiche,
dall'apertura al dialogo con professionisti provenienti da altra formazione
e dall'auto-formazione continuativa, sia che avvenga attraverso la
partecipazione a corsi specifici, o semplicemente mediante la lettura
di testi e riviste specializzate. Lo stesso Paul Check, considerato
nel mondo anglosassone tra i massimi esperti mondiali della riabilitazione
fisica, ha recentemente sottolineato, in diversi dei suoi articoli,
l'importanza del mantenere una visione quanto più olistica
possibile.
Nonostante questo e molti altri apporti alla suddetta corrente, le
opere letterarie che la sostengano da un punto di vista scientifico,
e che possano fornire strumenti operativi ai professionisti del settore,
sono ancora poche e non tutte manifestano chiaramente una filosofia
realmente aperta e di collaborazione sia questa tra figure professionali
differenti o tra scuole diverse della stessa disciplina.
Come ho già accennato altrove, la pratica del Movimento Arcaico,
pur delineandosi nettamente al di fuori del contesto terapeutico,
si può rivelare preziosa per coadiuvarne i processi: in primo
luogo la metodica della ricerca del movimento prototipico è
centrata e fondata proprio sulla globalità e la sistematicità
di cui sopra, ciò si rivela particolarmente utile nei percorsi
terapeutici più complessi, ove sia necessario accostare alla
riabilitazione della parte lesionata un miglioramento generale dello
stato fisico del paziente; inoltre è stato rilevato, dai praticanti
di movimento arcaico, un netto miglioramento nella capacità
di coordinazione, di contrazione e di rilassamento muscolare: tale
abilità potrà rivelarsi utile in tutte le occasioni
nelle quali il fisioterapista chiederà una collaborazione "attiva"
al paziente che, in tal modo, sarà in grado di produrre un
lavoro più preciso ed efficace.
In particolare, gli
effetti tipici del Movimento Arcaico che più possono
interessare un fisioterapista sono:
- Miglioramento degli schemi motori e della percezione del corpo
attraverso il lavoro di propriocettività globale
- Gestione dello stress e del dolore attraverso il lavoro sul sistema
nervoso
- Recupero
dello stato generale di salute attraverso il lavoro sui processi energetici
(respirazione, circ. sanguigna, circ. cerebrospinale, sist. linfatico,
ecc)
- Propriocettività e ristrutturazione degli schemi motori di
base
Il paziente durante, e al termine, di un periodo di immobilizzazione
(gesso, tutore, bendaggi, ecc.) o in seguito ad algie del rachide
e seguenti rigidità, troverà giovamento dalla pratica
di "esercizi" di ampliamento degli schemi motori. Più
che di esercizi si tratta in effetti di esperienze corporee che basano
la loro efficacia sull'abilità del nostro sistema nervoso di
apprendere la miglior qualità del movimento attraverso la pratica
del movimento stesso appropriatamente decontestualizzato; al fine
di ripristinare la naturale tendenza del corpo umano a muoversi senza
inutili sforzi, privando lo schema corporeo di tutto quanto non sia
necessario, soprattutto di quei modelli (pattern) legati a stati di
ansia e di coercizione. Il ripristino di schemi motori di base di
qualità sempre più elevata contribuisce ad ottenere
i suddetti risultati e a formare una solida base su cui "ri-apprendere"
movimenti molto più complessi come, ad esempio, la gestualità
sportiva o professionale.
Un esempio banale potrebbe essere quello di un paziente che abbia
subito un intervento al ginocchio: in questo caso lavorare sullo schema
motorio della deambulazione (di pari passo con la normale terapia
specifica) farà sì che al momento di riprendere le normali
funzione e quindi ricominciare ad appoggiare il peso normalmente,
il paziente possa già disporre di una buona capacità
di propriocezione, di un adeguato equilibrio pelvico e della plasticità
sufficiente per adattare continuamente la propria deambulazione alle
crescenti possibilità dell'arto in fase di recupero, senza
quindi "trascinarsi" inutilmente vizi di atteggiamento,
movimento o di postura.
Una ristrutturazione motoria ben organizzata rivela la sua utilità
anche nel trattamento degli squilibri strutturali, sia che esso avvenga
attraverso la Kinesiterapia classica sia mediante l'utilizzo di tecniche
con approccio "globalistico", come ad esempio il metodo
Mézière, o altre forme analoghe.
Squilibri nello sviluppo e nel tono della muscolatura sono frequenti
nei soggetti sedentari e ancor più negli sportivi: spesso da
questi derivano processi infiammatori e infortuni vari. Non è
sempre facile diagnosticare gli squilibri muscolari: la tendenza alla
compensazione e all'autorganizzazione del corpo umano rende difficile
riuscire a scorgere dove effettivamente nasca il problema. In questo
contesto gli schemi dei movimenti prototipici sono utili perché
esercitano una profonda attivazione di tutta le catene "posturali"
ed al contempo ripristinano la coordinazione tra queste e la parti
più dinamiche della muscolatura, anche senza conoscere con
precisione l'origine dello squilibrio: in tal senso incrementeranno
gli effetti della kinesiterapia, preparando non solo la parte lesa
ma tutto l'organismo ad un ripristino ottimale della funzionalità.
Stress e apprendimento
Le situazioni di sviluppo del movimento prototipico prevedono un ambito
di pratica estremamente piacevole e "giocoso", nel quale
sono favorite tutte le naturali spinte ed inclinazioni personali all'esplorazione
dei movimenti "naturali" del proprio corpo: alcuni tra questi
contesti prevedono una vera e propria ricerca del movimento più
piacevole possibile, rendendo la pratica distensiva, anche da un punto
di vista viscerale, e ricreativa. In tale ambito, il rilascio degli
ormoni tipici dell'eustress, il rilasciamento di tensioni miofasciali,
la riduzione del dolore e tutti i possibili benefici derivanti da
tali fenomeni sono da ritenersi conseguenze quasi certe.
Il suddetto stato di distensione favorisce l'approccio alla terapia
fisica qualunque paziente, in alcuni casi può arrivare a rivelarsi
fondamentale come nel caso specifico di un atleta di diciannove anni
di età, indirizzatomi dal suo terapista poiché non riusciva
a progredire in termini di recupero della lunghezza degli ischio-tibio-crurali
dopo una lesione ai tendini già guarita da tempo. Il dolore
che il paziente affrontava durante le sedute di ginnastica riabilitativa
creava un aumento eccessivo di tono in determinate catene muscolari
e una risposta comunque negativa all'esercizio compromettendone in
tal modo l'efficacia. Dopo 4 lezioni, centrate sulla ricerca sincrona
della qualità del movimento e della positività del feedback,
riuscì a riprendere la normale procedura terapeutica che, con
qualche accorgimento, si rivelò propriamente efficace.Rielaborazione
sistemica della lesione
Un noto detto cinese sostiene che se fa male il braccio destro bisogna
innanzitutto curare il braccio sinistro. Per quanto tale affermazione
possa apparire bizzarra di fronte ad una lesione di carattere traumatico,
essa ci può aiutare a riflettere sul fatto che, a volte, le
normali procedure terapeutiche, giustamente concentrate sulla parte
lesa, pecchino nella visione di insieme, trascurando elementi di carattere
sicuramente più generico ma altrettanto importanti per la guarigione
della parte specifica. Migliorare gli elementi fondamentali dell'organizzazione
e della funzionalità corporea consente una più rapida
e completa guarigione della parte lesa. In particolare la qualità
della respirazione e della circolazione sanguigna incidono decisamente
sui processi di rigenerazione che accompagnano le varie fasi della
riabilitazione. Un organismo più in salute, più reattivo,
forte e flessibile supporta il paziente e lo prepara anche ad evitare
ricadute o ripetizioni del trauma. In tale ambito, il ripristino del
movimento prototipico si rivela adeguato non solo per l'ottimo rapporto
tempo/risultati ma anche per la assoluta complementarità con
i percorsi terapeutici specifici.Attualmente le metodiche per il ripristino
del movimento arcaico, oltre che essere già state utilizzate
con successo con numerosi atleti di livello olimpico e con persone
ad ogni livello di difficoltà motoria, sono oggetto di studio
di numerosi specialisti di tecniche di intervento manuale per la loro
validità come tecniche di integrazione delle sedute di massofisoterapia
e di osteopatia tra cui G. Amadasi, direttore del Collegio Italiano
Osteopati