NUTRIRSI
di Massimo Mondini
"Nutrirsi
è un gesto "supremo", vitale e quotidiano
è,
forse, l'unico gesto identificato come sacro in tutte le culture;
sopravvivenza e piacere insieme: assumere, consumare e immagazzinare
le sostanze più nobili della natura; perpetrare miliardi di
cicli vitali di distruzione e rinascita. Semplice e primitivo l'atto
del nutrirsi; un momento di ritrovata armonia con la natura e i suoi
ritmi, un momento facile, gioioso
soprattutto quotidianità.
Quanti concetti splendidi nell'atto del nutrirsi: massima qualità,
giusta misura, giusta frequenza
gioia dell'assaporare sia l'intenso
che il delicato
assemblare armonie di sapori
" Tutti
siamo a conoscenza dell'importanza dell'alimentazione come momento
personale e fenomeno sociale. In libreria possiamo trovare molti testi
sul cibo; non solo ricettari, modelli di educazione alimentare e trattati
di impostazione antropologica ma anche veri e propri volumi fotografici
di pregio e monografie a carattere artistico: nondimeno il palinsesto
televisivo sembra saturo di programmi in cui il cibo, e tutto ciò
che ci sta attorno, sono protagonisti.
Nonostante l'impressionante mole di informazioni, ed il fatto che
queste siano in stragrande maggioranza corrette e coerenti, la maggior
parte delle persone si alimenta male e non poche vivono con difficoltà
la sfera nutrizionale della loro esistenza.
Le teorie nutrizionali sono tantissime, gli studi e le ricerche pubblicate
su riviste mediche hanno ormai sviscerato le proprietà nutrizionali
della maggior parte degli alimenti
com'è allora possibile
che nel mondo scientifico esistano teorie contrastanti anche su alcuni
aspetti basilari dell'alimentazione? E perché l'educazione
alimentare fatica a sostituire le vecchie abitudini con nuove e più
sane scelte nutrizionali?
Il punto chiave
è il cosiddetto "fattore umano", la soggettività.
In un'azione quale quella di alimentarsi, le variabili individuali
giocano un ruolo importantissimo e spesso difficile da individuare,
si estrinsecano su una moltitudine di livelli con modalità
non sempre facili da identificare. Ogni persona assimila differentemente
le sostanze nutritive, in base a caratteristiche proprie quali, ad
esempio: il gruppo sanguigno, la composizione corporea (rapporto tra
muscoli e grasso), il profilo ormonale (il quale è a sua volta
influenzato da tanti altri fattori), lo stato di salute generale,
precedenti abitudini nutrizionali, e tante altre. Si tenga inoltre
presente che , per lo stesso individuo, le esigenze nutrizionali variano
in funzione di condizioni esterne ed interne quali: la stagione, l'ora
del giorno, l'attività appena svolta o che si è in procinto
di svolgere, ecc.
A causa di tale soggettività, diete "rigide" difficilmente
funzionano. Come orientarsi allora?
La natura ci ha fornito di un meraviglioso sistema istintivo per regolare
in maniera ottimale la nostra alimentazione: il senso
del gusto ed il senso di fame/sazietà. Il nostro
sistema è in grado di farci sapere esattamente come e quanto
mangiare per mantenere il miglior stato di salute. Perché allora
sono così tante le persone che hanno qualche problema col cibo?
Il primo aspetto da valutare è la sofisticazione: il nostro
sistema percettivo è calibrato su cibi naturali non lavorati
mentre, i cibi che solitamente abbiamo a disposizione, sono prodotti
industrialmente e spesso elaborati proprio per aggirare il nostro
senso di sazietà e renderci, in qualche modo, "bisognosi"
del tale alimento.
Tralasciando momentaneamente additivi chimici complessi e sofisticazioni
varie, che producono comunque ingenti danni all'organismo, uno
dei maggiori problemi dell'alimentazione odierna è la grandissima
diffusione dello zucchero. Il saccarosio (il comune zucchero
da cucina) è in grado di alterare sensibilmente il nostro senso
di sazietà ed il nostro gusto in maniera tale da portarci a
mangiare di più quanto ci sia necessario e molto peggio, orientando
le nostre scelte verso prodotti sempre meno validi sotto il profilo
nutrizionale; non a caso l'OMS mette i prodotti dolciari all'ultimo
posto nella classificazione dei cibi consigliati.
Quindi, se vogliamo iniziare a recuperare il nostro istinto nutrizionale,
nonché un miglior stato di forma, iniziamo a mangiare al massimo
una porzione di dolce alla settimana, smettiamo di zuccherare tè
e caffè e soprattutto evitiamo le bevande dolci gassate.
La prova di quanto detto, oltre ad una mole impressionante di ricerche
scientifiche, sta nel fatto che alcune persone fanno una fatica improba
nell'abbandonare tali abitudini, alcuni addirittura rinunciano del
tutto, sopraffatti da una sorta di "dipendenza" tale da
arrivare a far sognare il dolce desiderato. Ma non si tema: tutti,
senza eccezione, possono riuscire nell'impresa; basta fare un po'
di movimento in più e ci si ritroverà presto "disintossicati".
Le nonne, una volta, la sapevano lunga: dispensa sotto chiave e domenica
la torta. Poi è arrivato qualcuno che ha fornito le dispense
domestiche di merendine
arricchendosi notevolmente ma arricchendo
forse ancora di più i dentisti.
Altro "ingrediente" che ha
il potere di alterare la nostra naturale abilità di scelta
del cibo è il Cloruro di Sodio, il normale sale
da cucina. Sebbene gli effetti sull'assimilazione non siano forti
come quelli dello zucchero, un eccesso di sale provoca problemi su
altri aspetti della nutrizione, in particolare sulla gestione dei
liquidi da parte dell'organismo. Non a caso, i medici che si occupano
di ipertensione sono soliti osservare attentamente gli effetti dell'assunzione
di sale sull'organismo, poiché, tra i vari problemi che comporta,
l'ipertensione è tra i più gravi.
Se volessimo, seguendo le linee guida dell'oms, provare a ridurre
drasticamente il consumo di zucchero e sale, ci accorgeremmo subito
che non è così facile, poiché questi sono presenti
in tutti i cibi confezionati o lavorati e le quantità contenute
sono sufficienti ad alterare le nostre percezioni (gusto e sazietà).
Limitare il consumo di prodotti dell'industria alimentare, preferendo
invece generi non lavorati, favorisce non solo il ripristino dell'istinto
nutrizionale ma è anche una scelta obbligata per limitare l'assunzione
di additivi chimici dannosi. Ai fini di non ingerire sostanze nocive
è inoltre opportuno orientare i nostri acquisti verso prodotti
biologici certificati.
Quando ricominciamo a nutrirci in modo più naturale e primitivo,
il nostro organismo reagisce rapidamente; la digestione migliora,
il transito intestinale diviene più "facile", anche
la pelle cambia aspetto quasi subito normalizzando la secrezione sebacea.
Ma gli effetti forse ancora più interessanti si presentano
col tempo e sono talmente tanti da farci rendere conto di quanto si
stava male prima: migliorano l'umore, la reattività muscolare,
lo stato delle articolazioni, la mineralizzazione delle ossa, la circolazione
sanguigna e linfatica. Per ottenere tutti questi benefici è
necessario però mantenere una dieta varia, essere inflessibili
sulla qualità delle materie prime e cucinarle in maniera tale
da conservarne le proprietà.
Purtroppo, a volte, non basta optare per una dieta varia e metodi
di cottura rispettosi; attualmente vi sono da considerare ulteriori
fattori che hanno, nel corso degli anni, impoverito i prodotti: un
problema sottovalutato ma rilevante dell'agricoltura moderna è
insito nel metodo di selezione genetica applicato dagli agricoltori
che hanno privilegiato non tanto il profilo nutrizionale ma l'estetica,
le dimensioni ed il sapore del genere coltivato. Si è arrivati
così al punto che, ad esempio, una mela coltivata raggiunge
il doppio delle dimensioni di una mela "selvatica" ma possiede
meno della metà del contenuto di vitamine e minerali. A causa
di questo "impoverimento" delle risorse nutritive si rende,
a mio avviso, opportuno integrare e completare le nostre abitudini
alimentari. Anche in questo caso sconsiglio l'acquisto di integratori
artificiali come vitamine sintetiche ecc. poiché non sempre
tali prodotti rispettano le esigenze di assimilazione del nostro corpo:
da preferire invece un integrazione basata su prodotti naturali di
qualità i quali, tra l'altro, a differenza delle pillole possono
anche aiutarci a ripristinare la capacità di percepire le esigenze
nutrizionali e la sazietà.
Un altro aspetto fonamentale del nutrirsi è dato dall'atteggiamento
che si ha nei confronti del cibo e dalla percezione dello stesso:
in molte popolazioni primitive, soprattutto presso quelle che vivono
in ambienti poveri di fonti di cibo naturale, esso è considerato
con un tipo di affezione difficilmente riscontarbile in altre culture.
Cogliendo un uovo da un nido o catturando un coniglio, i primitivi
sanno che stanno togliendo qualcosa a qualcuno per dare nutrimento
a sé stessi, sanno che in questo modo stanno perpetrando l'indispensabile
atto di trasformazione che li rende parte di un ciclo, di un immensa
armonia che mantiene in vita l'universo. Attraverso questo semplice
atto e questa semplicissima presa di coscienza ci si può rendere
conto dell'importanza della vita di ogni essere vivente e ancor più
della propria. L'atteggiamento nei confronti della nutrizione è
culturalmente deviato nella maggior parte delle culture antiche e
moderne: perdere il contatto con la giusta misura, indotta dalla consapevolezza
primitiva, ha prodotto delle vere e proprie "perversioni alimentari"
individuabili come aspetto decadente, all'interno degli ambiti sociali
più diversi. Si pensi alle orge Romane ove si mangiava per
giorni e giorni con effetti devastanti sul sistema digerente, o alle
tribù Africane di allevatori nelle quali i membri più
in alto nella scala sociale ingrassano a dismisura per dimostrare
la propria ricchezza; per arrivare ad esempi molto più vicini
a noi, come i tanti comportamenti alimentari definiti patologici o
tendenti al patologico (obesità, rifiuto del cibo, irregolarità,
ecc).
Ripristinare un'adeguata sensibilità nei confronti della nutrizione
è un passo fondamentale per smettere di comprimere il nostro
potenziale di apprendimento e di crescita personale, per liberarci
di schemi culturali nocivi e profondamente radicati che compromettono
la nostra libertà individuale e sociale; tutto questo ancor
prima di pensare agli effetti biochimici del cibo sull'organismo.
Una volta che poi l'organismo riceve un nutrimento adeguato nelle
giuste quantità, i miglioramenti in termini di energia a disposizione,
umore, facilità di recupero e di pensiero, saranno tali da
permetterci una vita che prima non osavamo nemmeno sognare
un
benessere che amo definire "il corpo in festa".